Taranto, allarme per i tumori legati all'inquinamento. "In città mancano le strutture per curarli"

ILVA

Se anche l'Ilva e le altre industrie del Tarantino chiudessero, a Taranto ci si continuerebbe ad ammalare di tumore più che nel resto d'Italia ancora per molti anni. E' questa la sintesi dell'aggiornamento al registro tumori di Taranto pubblicato dall'Asl (prima il registro riguardava il triennio 2006-2008, mentre si riferisce al 2011). Restano picchi ed eccessi di molte patologie tumorali (tumori del polmone, della pleura, della vescica) che secondo i medici sono correlate statisticamente a fattori di inquinamento ambientale. Il dato ancor più preoccupante è che il sistema sanitario è decisamente carente e non risponde adeguatamente al numero di malati e di malattie.

 

"Non per nulla Taranto è sito di interesse nazionale - spiega Sante Minerba, direttore del registro tumori di Taranto - E' assodato che ci sono patologie che hanno fattori di rischio ambientali-professionali riconoscibili per natura scientifica. Va precisato che le neoplasie sono un dramma che colpisce tutta la nazione, purtroppo. Con questo studio noi distinguiamo l'eccesso che purtroppo conferma il contributo ambientale. A Taranto c'è un record di tumori al polmone tra gli uomini e le statistiche per ora confermano che anche se si eliminano i fattori di rischio, gli eccessi non scompaiono certo in due anni".

Impossibile ipotizzare un picco delle malattie. "Ci si può riuscire - spiega Minerba - soltanto per una malattia che abbia un fattore specifico, come per esempio il mesotelioma da asbesto. Sappiamo già che il picco causato dall'amianto sarà nel 2025, ma per gli altri tumori è impossibile calcolare i picchi". Il lavoro dei medici continua. Presto verranno aggiornati anche i dati dello studio Sentieri e della perizia statistica che è già stata ammessa come prova al maxiprocesso 'Ambiente svenduto'.

I dati aggiornati si riferiscono al triennio 2009-2011 e confermano il trend negativo già emerso dai dati precedenti. A Taranto città e in provincia (Statte il comune più colpito insieme col capoluogo di provincia) ci si ammala molto di più che nel resto d'Italia di mesotelioma e di carcinoma epatico, vescicale e polmonare. Gli uomini sono i più colpiti tra i 18mila casi riscontrati nei tre anni presi in esame (bronchi, polmoni, stomaco, fegato, vescica, prostata, colon e retto) con una particolare responsabilità 'professionale': cioè si ammalano di più al lavoro.

Fra le donne la patologia più diffusa è tumore della mammella (colpisce quasi il 30 per cento delle donne che si ammalano di tumore). La risposta del servizio sanitario, ammettono gli stessi medici nella loro relazione, non è adeguata. Nella città dell'Ilva si registrano picchi di malattie respiratorie, tumori del polmone e mesoteliomi della pleura, ma all'ospedale Santissima Annunziata, il più grande di Taranto, mancano i reparti di pneumologia e chirurgia toracica. Soltanto da marzo c'è un chirurgo che opera senza avere un reparto specifico.

I dati dello studio Sentieri realizzato dall'Istituto superiore di sanità riferiscono di elevata presenza di tumori in età pediatrica e più 21 per cento di mortalità infantile rispetto alla media regionale, ma i
bimbi malati di leucemia non possono curarsi perché all'ospedale Moscati non esiste un reparto di oncoematologia pediatrica. Nella relazione dell'Asl si legge che è necessario "provvedere alla stabilizzazione del personale impegnato nelle attività di sorveglianza e valutazione epidemiologica e al potenziamento delle strutture di assistenza, del personale sanitario, storicamente sottodimensionato e, infine, alla costruzione del nuovo ospedale San Cataldo".

 

Fonte: Repubblica

 

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